Editoriale del Presidente

Antonio D’Avino

Presidente FIMP

Carissimi, nel momento in cui scrivo questo editoriale la categoria, non solo la Pediatria di famiglia, ma tutta la medicina del territorio è chiamata a una sfida epocale. Di fronte alla ormai irrinunciabile e improcrastinabile necessità di riforma della medicina territoriale, da diversi settori del governo si invoca il passaggio alla dipendenza come panacea di tutti i mali, una vera e propria scorciatoia che nelle intenzioni dei proponenti servirebbe finalmente a ‘far lavorare’ i medici del territorio, ma che nasconde in realtà la volontà di assumere il controllo di una parte importante dei camici bianchi italiani in una logica di burocratizzazione. Come sono lontani i tempi della pandemia, quando medici e operatori sanitari in genere erano chiamati eroi e com’è stata rapidamente dimenticata la lezione impartita da quei drammatici mesi, che senza un sistema sanitario territoriale certamente da riformare e attualizzare ma comunque sempre vicino ai pazienti e alle loro vite reali non si possono realizzare cure veramente efficaci e soprattutto umanizzate.

Il passaggio alla dipendenza, così come prospettato, oltre a non risolvere i problemi per cui è stato pensato (non vi è certamente necessità di altra burocrazia) farebbe perdere quello che è il vero valore aggiunto dell’attuale organizzazione della medicina territoriale, cioè il rapporto di fiducia e la prossimità delle cure. è facile immaginare l’impatto negativo che avrebbe su una popolazione sempre più anziana il dover far riferimento a medici sempre diversi che ruotano tra loro secondo modalità organizzative decise da altri. D’altra parte, esempi in tal senso non mancano. Nel Regno Unito che sta intraprendendo questa strada già da alcuni anni si avvertono già le prevedibili criticità di un sistema pensato per costare meno e utilizzare meno risorse umane. Ma nel nostro Paese la salute è un diritto tutelato dalla Costituzione ed è per questo che di concerto con la Medicina Generale sentiamo il dovere di difendere un sistema che, sia pure con le necessarie correzioni per renderlo più al passo con i tempi, rappresenta un’organizzazione delle cure in grado di garantire quel rapporto di fiducia che anche e soprattutto per noi pediatri è della massima importanza.

A queste considerazioni si deve aggiungere il fatto che, in base a tutte le rilevazioni indipendenti, l’attività della Pediatria di famiglia è apprezzata e considerata insostituibile dalla stragrande maggioranza degli italiani, ragione di più per difendere la nostra specificità di professionisti dediti alla salute del bambino.

I prossimi mesi saranno decisivi. Grandi cambiamenti saranno necessari, ma sempre con l’obiettivo di salvaguardare l’unicità e la specificità della nostra funzione nell’interesse dei nostri piccoli pazienti e in definitiva di tutto il Paese che, come si è detto, merita di avere un SSN non solo mantenuto nei suoi standard attuali, ma rilanciato e rifinanziato, superata quella tendenza al definanziamento che per troppi anni ne ha eroso la capacità di intervento.

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